Preview Clippers-Jazz: una poltrona per due

Clippers
Copertina di Francesco Ricciardi

Finalmente, anche l’ultima semifinale di conference è stata decisa dalla Gara 7 di domenica sera, che ha visto i Los Angeles Clippers trionfare contro i Dallas Mavericks al termine di una serie spettacolare.

Se i Clippers escono da una serie estenuante, per i Jazz si può dire l’esatto opposto: dopo una Gara 1 persa a sorpresa in concomitanza con l’assenza di Mitchell, i Jazz hanno vinto le successive quattro gare, scalando progressivamente le marce del motore e concludendo con la vittoria schiacciante di Gara 5.

La squadra capitanata da Leonard entra dunque nella serie con un notevole rest disadvantage (so’ stanchi), ma dall’altro lato preoccupano le condizioni di Mike Conley, tormentato da ormai due anni da un problema al tendine del ginocchio.

In questa annata i Jazz hanno fatto di tutto per prevenire il peggioramento della sua condizione fisica. Se si va a vedere il percorso dell’ex Grizzlies, si può notare come Utah lo abbia risparmiato appena ne ha avuto la possibilità. Da inizio febbraio infatti, Conley non ha mai giocato più di 5 partite di fila. Il fatto che il dolore si sia ripresentato alla quinta partita di fila dei playoff deve suonare come un campanello d’allarme.

Nel post partita di gara 5 Conley ha voluto rassicurare tutti, affermando che le sensazioni fossero completamente diverse rispetto all’infortunio di febbraio, ma data la cronicità del problema (e il fresco caso Harden) è difficile non temere delle ricadute. Aver chiuso la serie in anticipo ha regalato dei giorni di riposo aggiuntivi fondamentali per il recupero di Conley, per quanto evidentemente non prevengano del tutto il problema.

Tre punti chiave della serie

1) L’attacco dei Jazz in isolamento

Utah è una squadra che fa del gioco di squadra e della creazione di un vantaggio corale il suo mantra da quando Snyder si è seduto in panchina. Perché quindi parlare di un ambito che i Jazz sfruttano ben poco in attacco (penultimi per frequenza in quest’annata)?

Da sempre nei playoff il gioco in 1 contro 1 è determinante, e questa serie non farà eccezione. Per quanto i Clippers abbiano in Zubac un centro duttile e capace di reggere in difesa contro la maggior parte degli esterni avversari, è prevedibile immaginare che Los Angeles chiuderà le partite giocando con 5 esterni. Questo soprattutto per occultare i pregi della compagine mormone ed evidenziarne le debolezze. Già nell’ultimo scontro in stagione regolare i Clippers chiusero con Morris da 5, prendendo il controllo tecnico della partita. Vantaggio che poi è stato puntualmente sfruttato segnando a raffica nei minuti conclusivi, cosa successa proprio grazie al fatto che la difesa nel frangente è stata in grado di reggere l’urto dell’attacco di Utah.

Mitchell, il principale creatore di Utah, lo scorso anno si rivelò al mondo con una serie di prestazioni maiuscole contro i Nuggets, in gran parte grazie alla sua capacità di fare mis-match hunting. Ciò nonostante, basta vedere le serie degli anni precedenti per capire come Utah, ma in particolare Donovan, soffrano ad affrontare delle difese in grado di cambiare ad ogni blocco. Contro i Rockets due anni fa Mitchell segnò solo 0.75 punti per possesso, classificandosi nel 18° percentile. Un dato per nulla incoraggiante alla luce del fatto che anche nella regular season appena terminata, i Jazz sono risultati venticinquesimi nel creare punti in isolamento. Gli altri? Meglio soprassedere..

Se è vero che tale situazione viene ripudiata spesso e volentieri dai Jazz, le difese avversarie ai playoff cercano di snaturare il gioco di Utah obbligandoli ad uno meno corale. I Clippers in questo potrebbero essere la squadra perfetta per mettere a nudo questa caratteristica dei Jazz. Per farlo però, non potranno sbagliare a lungo le rotazioni difensive come spesso è successo contro Dallas.

I Mavericks, hanno in Dončić un creatore in grado di creare il vantaggio iniziale da cui far poi iniziare la circolazione del pallone, Utah al contrario crea tali situazioni in maniera corale. E proprio la polivalenza offensiva dei suoi interpreti fa si che Utah, nel momento in cui costruisce un vantaggio, sia in grado di concretizzarlo in maniera puntuale.

Chiaramente il problema principale dei Jazz in questi frangenti sarà contenere l’attacco dei Clippers che ha dimostrato di poter essere più che esplosivo. D’altro canto, Utah non potrà fallire un tiro aperto, pena essere puniti in contropiede. I Jazz, infatti, sono tra le peggiori difese in transizione, e per evitare di concedere canestri facili dovranno rinunciare a qualche rimbalzo offensivo, dato che spesso le ali che si trovano negli angoli sono i giocatori che più mettono pressione sotto le plance avversarie.

2) Triple aperte: come si ottengono?

Il tema che accomuna le due squadre è sicuramente il tiro da tre punti. In questa serie assisteremo al duello tra le due assolute dominatrici del perimetro di questa stagione: Utah è la squadra che prende più triple della lega (43.5 triple tentate per 100 possessi) ed è quarta per percentuale di realizzazione (38.9%); i Clippers, invece, tentano molte meno triple a gara (“solo” 35.8 3PA) ma sono di gran lunga la miglior squadra in quanto a precisione (41.1%).

Entrambe le squadre fanno del giro palla e dell’extra-pass il proprio mantra, ma i due attacchi differiscono abbastanza per le modalità con cui il vantaggio iniziale viene creato.

Per i Clippers, l’obiettivo a ogni possesso è quello di raggiungere l’area per far collassare la difesa, per poi scaricare sul perimetro e trovare il tiro migliore, che spesso corrisponde a una tripla smarcata in angolo.

Di fatto, Ty Lue ha ripetuto fin dai primi allenamenti un solo concetto chiave: “touch the paint, spray it out“; che si sposa alla perfezione alla filosofia Popovich-iana “good to great”. L’attacco Clippers è al suo meglio quando riesce a mandare la difesa in rotazione, e per farlo la squadra di Lue si affida ovviamente ai suoi due giocatori chiave.

George, che in questa stagione ha raggiunto il suo peak per quanto riguarda le capacità da creatore, viene utilizzato spesso ad inizio azione per un pick and roll alto: se la difesa ne mette due sulla palla c’è lo scarico per lo short-roll del bloccante; altrimenti PG attacca il lungo cercando spazio per il tiro o di far collassare la difesa arrivando in area.

Leonard in stagione ha giocato molti meno pick and roll di questo tipo, ma in questi Playoff ha notevolmente alzato il ritmo prendendo in mano l’attacco dei Clippers. La sua capacità di coinvolgere gli esterni di Dallas nel gioco a due tra piccoli è stata una delle chiavi della serie per Lue, e Leonard rimane il miglior “predatore” a roster per i Clippers, sia per coinvolgere Gobert sia per attaccare le guardie di Utah. L’altra soluzione per Kawhi è, naturalmente, la ricezione in post dalla media, che spesso attira l’attenzione di tutti e cinque i difensori in campo.

Come detto in precedenza, il punto diforza di Utah è il playmaking diffuso. In ogni momento della partita ci sono almeno 4 giocatori capaci sia di tirare sia di mettere palla a terra per attaccare il closeout e fare una giocata per i compagni. Così come per i Clippers, anche l’attacco di Utah è al suo meglio quando riesce a mandare in rotazione la difesa avversaria.

Ciò che crea il vantaggio iniziale, però, sono principalmente i pick and roll dinamici giocati da Mitchell e Conley, che favoriscono il movimento di palla e di uomini. Il penetra-e-scarica di Utah è quasi sempre accompagnato da delle entrate nei set abbastanza dinamiche, che permettono anche a un creator di livello non elité come Donovan di generare un vantaggio considerevole.

Sarà interessante anche capire come le due squadre riusciranno a difendere in transizione contro attacchi che cercano così tanto il tiro dal perimetro.

Utah, in particolare, è estremamente disciplinata nella transizione offensiva: qui Ingles e Niang occupano velocemente i due angoli e, complice il ritorno non-troppo-intenso di Powell, Utah trova 3 punti con Ingles.

Allargare così tanto il campo aiuta anche un giocatore grezzo come Gobert, che può sfruttare a pieno il suo atletismo tagliando a canestro. Ci aspettiamo che Utah possa fare abbastanza fatica a difesa schierata, per cui i Clippers dovranno prestare la massima attenzione a tornare velocemente in difesa per non essere sepolta da una valanga di triple dai Jazz.

Anche la difesa di coach Snyder presta spesso il fianco durante la transizione difensiva, ma, considerato come i Clippers sono soliti gestire i contropiedi, i tifosi Jazz possono dormire sonni tranquilli

3) Le rotazioni dei Clippers

Le rotazioni dei Clippers, in seguito al passaggio del turno contro i Mavericks, sono un’incognita molto grande e che offre diversi spunti e possibilità da esplorare per Coach Lue.

Il primo dubbio riguarda sicuramente Patrick Beverley. Durante la stagione Bev si è trovato a dover combattere contro una serie di problemi fisici che non gli hanno lasciato tregua riducendone molto la mobilità e di conseguenza l’impatto difensivo. Sappiamo, però, che la sua nomea di “cagnaccio difensivo” è meritata e, malgrado nella serie contro i Mavericks sembrasse l’ombra di se stesso, la serie contro i Jazz si presenta, sulla carta, come più adatta a lui.

Nelle video qui in alto si può vedere il perché Beverley potrebbe impattare positivamente nella serie. Se dovesse riuscire a trovare la continuità fisica sarebbe un perfetto giocatore da spendere nella difesa contro Mitchell, mettendogli pressione una volta superata la metà campo e inducendolo in errori.

Il secondo giocatore di cui bisognerà capire l’impatto sarà Ivica Zubac. Malgrado l’ottima difesa mostrata contro i Mavericks, la continuità di Dončić al tiro ha costretto Coach Lue a limitare l’utilizzo del centro croato. Come un masso che rotola da una montagna, questo ha portato i Clippers a sperimentare ampiamente l’utilizzo della small-ball che ha funzionato molto bene da Gara 4 in poi.

Nelle situazioni come quella mostrata nel video, però, sarà probabilmente fondamentale avere Zubac a contenere il roll di Gobert che riuscirebbe, altrimenti, ad andare al ferro con troppa facilità.

Come abbiamo detto la small-ball contro Dallas è andata piuttosto bene portandoci a vedere momenti con Reggie Jackson, Rajon Rondo, Luke Kennard e Terance Mann contemporaneamente in campo. Sono proprio questi quattro i nomi su cui bisogna interrogarsi ora.

Viste le prestazioni mostrate durante la serie, molto probabilmente, Reggie Jackson continuerà ad essere un tassello importante nelle rotazioni, quindi ci siamo tolti il primo dubbio. Le sue qualità da tiratore saranno fondamentali in una serie in cui sarà possibile vedere punteggi molto elevati.

Rajon Rondo potrebbe, invece, tornare a giocare molti minuti. Nelle ultime partite contro i Mavs è uscito di scena a causa di alcune pessime prestazioni, ma durante le prime gare della serie aveva mostrato di poter far scalare una marcia al gruppo, sia a livello di ritmi e di attacco in transizione, sia a livello difensivo.

Il suo contributo alla serie sarà, probabilmente, situazionale, ma potrebbe portare un ottimo apporto se entrerà in campo con il giusto approccio.

Terance Mann, invece, ha visto i suoi minuti lievitare in concomitanza con la diminuzione dei minuti di Zubac. Nel gioco small che i Clippers hanno messo in mostra al primo turno un giocatore come lui è fondamentale e per questo credo che lo vedremo giocare parecchi minuti nella prossima serie. Nella precedente e durante la seconda metà di stagione lo abbiamo visto attaccare con aggressività il ferro, essere usato da rollante e infine da tiratore dagli angoli. Inoltre ha fatto vedere di essere molto bravo a contendere i rimbalzi agli avversari, fondamentale per evitare che Gobert si comporti come un aspirapolvere sotto il tabellone.

L’ultimo della lista è Luke Kennard. Il giocatore ex Detroit Pistons non ha mai trovato regolarità nel suo minutaggio durante la stagione, ma Lue ha provato ad inserirlo in Gara 6 e 7 del primo turno. Risultato? Una Gara 7 da 11 punti con 2 triple fondamentali per chiudere partita e serie.

Sicuramente grazie alla sua ottima risposta avrà meritato la considerazione dello staff tecnico della squadra, ma credo che in ogni caso sarà l’ultima scelta nella rotazione e sarà inserito quando ci sarà bisogno di punti rapidi. Troverà, probabilmente, più minuti se Beverley dovesse mostrare di avere ancora difficoltà fisiche.

Il Pronostico

Alexandros: Se Conley fosse sano, e data la fatica fisica e nervosa con cui i Clippers arrivano al secondo turno, darei Utah favorita. Al contrario, è difficile pensare che Utah riesca a segnare un punto in più dei loro avversari per via delle loro limitazioni difensive. Nel caso i Jazz dovessero spuntarla, Mitchell e Gobert compirebbero un primo ed importante passo per aumentare la considerazione che si ha di loro in ottica playoff. Di certo, Utah non cadrà da sola e si batterà fino alla fine. Credo si possa arrivare a Gara 7, ma nel caso sarebbe difficile scommettere contro il talento di Los Angeles. 4-3 Clippers.

Matteo: La stanchezza accumulata durante la serie contro i Mavericks non aiuterà i Clippers, che hanno già dovuto chiedere tanto a Kawhi Leonard. La mia idea è che i Clippers partano comunque favoriti nella serie perché l’accoppiamento con i Jazz è più adatto alla compagine losangelina rispetto allo scontro con i Mavs al primo turno. Credo, inoltre, che sarà una serie piuttosto divertente vista la qualità dei due attacchi, ma che i Clippers riusciranno a portare a casa la vittoria per 4-2.

Lorenzo: Inizialmente propendevo per le sette gare, ma ho cambiato idea in fretta rivedendo i minuti d’impiego dei giocatori più importanti dei Clippers nella serie contro Dallas. Più di tutti, Leonard e George hanno entrambi superato i 40 minuti di media in una serie che ha richiesto il massimo sforzo in entrambe le metà campo per sette partite. Dall’altra parte ci sono i Jazz che, dopo un gentlemen’s sweep servito ai Memphis Grizzlies, si apprestano ad affrontare la serie al pieno (o quasi) delle forze. Salvo problemi fisici importanti per Conley – che ovviamente non gli auguriamo -, penso che i Jazz riusciranno a portarla a casa in 6 partite.


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Lorenzo Pasquali
Ha deciso di esplorare nuove vette del masochismo iniziando a tifare Clippers e Fortitudo. Le notti sogna un universo parallelo in cui CP3 e Griffin vincono il primo Larry OB della franchigia.
Alexandros Moussas
Alla tenera età di 9 anni, mio zio mi fece scoprire il basket NBA, facendomi guardare con lui le finali del 98. Con Tavcar nelle orecchie e Micheal Jordan ad alzare il trofeo, mi innamorai dei perdenti, gli Utah Jazz. Da quel momento, nulla è cambiato. Io continuo a tifarli, e loro continuano a non vincere.
Matteo Berta
Matteo, studente di ingegneria informatica a Torino. Si è innamorato dei Clippers nello stesso modo di tanti altri, vedere Chris Paul che alza il pallone a Blake Griffin a 12 anni era uno spettacolo. Crescendo si è innamorato di Trae Young e delle prospettive di questi Atlanta Hawks.