Le fatiche di Julius Randle

RANDLE
Copertina di Francesco Ricciardi

Il confronto tra Knicks e Hawks si credeva potesse essere uno dei più equilibrati del primo turno. Una serie tra due squadre con lo stesso record, con New York capace di raggiungere il fattore campo dopo una regular season eroica e con Atlanta protagonista di un fantastico cambio di rotta dopo l’arrivo di McMillan. La partita di ieri sera però sembra aver chiuso i conti prima del previsto, la squadra della Big Peach si è portata sul 3-1 tra le mura della State Farm Arena.

Le attese erano molte da entrambe le parti, e diversi giocatori si preparavano a giocarsi i playoffs per la prima volta in carriera. Tra tutti spiccavano Trae Young, che ha subito dimostrato di appartenere a questi palcoscenici, e Julius Randle, anima e cuore dei Knicks 2020-21. L’approccio con la postseason non è stato dei più semplici per il numero #30 di New York e, in attesa di capire se ci sarà un moto d’orgoglio al Garden, è arrivato il momento di analizzare i fattori che hanno causato queste difficoltà. Non saranno 12 come quelle di Ercole, ma per Julius questo primo turno è stato pieno di fatiche, che difficilmente potranno essere superate.

Il muro di Atlanta

Uno dei punti di domanda prima dell’inizio della serie era certamente legato alla capacità degli Hawks di poter arginare il motore dei Knicks. Fin dai primi minuti di Gara 1, Atlanta ha scoperto le proprie carte, mostrando la chiara volontà di costringere Randle a prendersi tiri sempre più complessi. Niente di nuovo rispetto a quelli che lo hanno consacrato come Most Improved Player della regular season, ma con una pressione decisamente diversa. Nelle prime 4 partite Julius ha viaggiato a 18.3ppg, 4.3ast e 3.8tov, tirando con il 40% di True Shooting e il 33% dall’arco. Un complessivo 20-73 dal campo, che lo portato a diventare il primo giocatore a tirare sotto il 25% su almeno 50 tentativi nelle 3 gare iniziali dei playoffs. Un campione ristretto e quasi insignificante, ma comunque utile per far capire quanto stia soffrendo.

Qual è stato quindi il segreto degli Hawks per disinnescare la prima arma offensiva dei Knicks? Niente di complesso o articolato, Atlanta ha semplicemente deciso di far marcare Randle da Capela, senza che questo avvenisse realmente. Per quanto New York stia riuscendo a non pagare eccessivamente la sua presenza scomoda a rimbalzo, sta invece soffrendo molto il suo lavoro da intimidatore sugli aiuti. Come si potrà notare dalle prossime clip, Randle si è ritrovato la strada sbarrata anche quando è stato capace di creare separazione sul primo passo.

Hunter si muove subito per spingere Randle sulla destra, in modo da defilare l’attacco e diminuire in maniera drastica le possibilità di riapertura sul lato debole. Quello che accade è che Julius deve obbligatoriamente seguire le volontà della difesa e, dopo essersi girato, Capela gli impedisce anche solo di pensare di poter attaccare il ferro. Il risultato è un tiro complesso ma obbligato, vista l’incapacità dei compagni di offrire una via d’uscita immediata al numero #30. Bullock porta via Young ma rimane innocuo in area, Barrett resta in attesa sul perimetro, Noel si muove per andare a rimbalzo e Payton vaga senza meta, sapendo che la difesa non lo calcolerà minimamente.

Anche in questo caso l’azione è fotocopia. Randle avrebbe forse un paio di linee di passaggio difficilissime, come quella per Noel nel dunker spot o per RJ nell’angolo, ma niente di concreto. Per quanto sia cresciuto enormemente come passatore, non sono traiettorie che possono appartenergli, soprattutto se il numero #6 in maglia Knicks decide di affollare ancora di più l’area. Il vero vantaggio per Atlanta è che Collins e Gallinari, quando si trovano in marcatura sul lungo di New York, vengono nascosti dallo svizzero, senza diventare un minus difensivo nello svolgimento dell’azione.

Considerando che l’attacco dei Knicks è attualmente penultimo per Offensive Rating ai playoffs (103.1, meglio solo di quello di Miami) è abbastanza evidente che dal rendimento di Randle passeranno tutte le ultime possibilità di New York di rimanere in vita nella serie. Detto questo, quando il tuo giocatore migliore si ritrova ad avere un calo così drastico delle percentuali, le colpe non possono essere addossate solamente a lui, ma vanno ampliate a tutta la squadra.

In quest’azione Julius va a testa bassa e fa sfondamento su Gallinari. Una palla persa davvero brutta ed evitabile, che fa tornare in mente qualche fantasma della vecchia versione di Randle che tutti conoscevamo fino a quest’anno. Allo stesso modo c’è un atteggiamento troppo passivo dei compagni, in particolare di Quickley. La linea in angolo sarebbe pulitissima per il rookie, che però si muove timidamente rimanendo nascosto dietro a Williams.

A Quick non piace prendersi tiri dagli angoli e la sua sicurezza cala molto in quella zona (solo 28 corner threes in stagione, rispetto alle 275 above the break). Probabile che volesse rimanere il più centrale possibile per la ricezione, atteggiamento comunque discutibile. Per quanto sia probabile che Randle avrebbe comunque perso palla, vista la posizione sbagliata del corpo, un’opzione più rapida e pulita forse sarebbe stata più utile.

Questa volta non è presente Capela, ma la sostanza non cambia. Randle viene intrappolato da Gallinari e Williams nell’angolo e i compagni non riescono ad offrirgli una via di fuga. Thibodeau ha chiaramente continuato a chiamare sistematicamente questi ISO, perchè è consapevole che sono i tiri che hanno portato i Knicks ai playoffs, piaccia o meno. Allo stesso modo sarebbe utile che con più di 10 secondi sul cronometro ci fosse almeno un aiuto sul lato forte per tentare di prendersi un tiro più pulito, soprattutto sei hai Rose, Quickley e Burks in campo insieme. L’incapacità di New York di liberare con continuità i suoi pochi tiratori puri è stata certamente una delle chiavi della serie.

Nel video sopra altre 3 clip identiche. La shot selection è inadatta a questi livelli, esattamente come il posizionamento di un attacco totalmente passivo.

Win or go home in gara-5.

Abbiamo già detto di come i compagni stiano facendo molta fatica ad aiutarlo, ma anche lo stesso Thibodeau non ha ancora trovato le giuste contromisure per farlo entrare nella serie. L’attacco di New York è stato stagnante per la prima metà di regular season, ha alzato un po’ i giri nella seconda metà per poi tornare a standard abbastanza bassi. Una cosa assolutamente normale per una squadra che fa dell’intensità difensiva la sua forza, ma che ai playoffs non è ancora sufficiente per carenza di talento. C’è ancora margine per tentare una clamorosa rimonta?

Alle numerose domande fatte nelle scorse ore il coach ha sempre risposto allo stesso modo: “Non voglio che Julius che ci pensi troppo. É un combattente, è intelligente e saprà superare questo momento”. Certamente il fattore mentale sta influendo molto sulle prestazioni. Randle si sta giocando i primi playoffs della sua carriera, nel modo più inaspettato possibile e con New York intera sulle spalle. Non esattamente le condizioni più tranquille possibili, ma è proprio in momenti come questi che una star deve dimostrare di essere più forte di tutto il resto.

Non è pensabile che i Knicks stravolgano il piano partita in vista di Gara 5, per quanto l’imminente eliminazione porterà la squadra a giocarsi il tutto per tutto. La serie di Randle ad oggi è ampiamente sotto la sufficienza, ma in lontananza qualche spiraglio per provare a cambiare le cose sembra ancora esserci. La vera difficoltà per l’attacco è stata quella di non riuscire a dare continuità a degli sprazzi che avrebbero potuto sbloccare il suo leader.

In questo caso è Randle a far partire l’azione. Gallinari sta molto alto in attesa del suo uomo ma Gibson si muove immediatamente per fare un high screen e liberare la penetrazione. Lo stesso Capela si ritrova in controtempo per il cambio e viene bruciato senza difficoltà.

La presenza di Gibson per i Knicks è stata molto importante fino a questo momento, e dovrà esserlo anche in Gara 5. Nel video sotto si nota come Randle attacchi immediatamente il closeout di Gallinari e Taj riesce a bloccare l’aiuto di Capela. La difesa è collassata e Julius riapre per Rose, facendo quello che lo ha contraddistinto per tutto l’anno.

I possessi in cui Randle è riuscito ad essere più efficace però sono coincisi ovviamente con i minuti in panchina del centro svizzero. McMillan ha provato diverse combinazioni, alternando Okongwu e Hill, e passando per un frontcourt con Collins e Gallinari. Nella maggior parte dei casi i Knicks sono riusciti a rendere un po’ più efficiente il numero #30, sfruttando la sua velocità dal palleggio.

É forse troppo semplicistico dire che Randle dovrebbe attaccare il ferro con più continuità e mettere da parte i suoi jumperini, e abbiamo potuto notare come Atlanta stia facendo un grande lavoro nel costringerlo a questi tiri, ma New York dovrà fare molto di più se vorrà provare a rientrare nella serie. Abbiamo visto troppi pochi giochi costruiti per Rose e Randle, nonostante i pick and pop/roll tra i due fossero stati fondamentali per prendere ritmo in gara-2, come si nota nelle due clip sotto.

In attesa di capire se gli Hawks chiuderanno la serie a metà settimana, questi playoffs stanno offrendo ai Knicks diversi spunti di riflessione in vista di quella che sarà un’estate fondamentale per il futuro. La stagione sarà considerata un successo in ogni modo, e per New York dovrà essere un punto di partenza per ritrovare finalmente la strada persa negli ultimi due decenni.

La notte tra mercoledì e giovedì sarà il primo match point per la franchigia della Georgia, ma il Garden farà di tutto per allungare la serie il più possibile. La certezza è che, in un senso o nell’altro, Julius Randle sarà ancora l’ago della bilancia, e farà di tutto per rispondere presente alla quinta chiamata.

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Francesco Perillo
Tifoso dei Knicks e appassionato di basket; sogna ancora un futuro in cui il nostro pacioccone in maglia #7 alza il Larry O'Brien davanti alle folle del Garden.