Vicino al castello si celano altre 5 preview

Preview NBA castello
Copertina di Alessandro Cardona

Rieccoci con la seconda preview stagionale di True Shooting, quest’anno giocata su D&D, Dunks&Dribbles (qui la prima se non avete capito una singola parola delle precedenti).

Dal mondo dell’aria passiamo al dungeon più classico, il Castello, popolato da guerrieri, maghi e point guards molto talentuose.

1) Cleveland Cavaliers

EROE: Darius Garland
CLASSE: Paladino
ATTRIBUTI: Forza (8), Destrezza (14), Intelligenza (13), Carisma (12), Costituzione (15), Saggezza (7)
TIRO SALVEZZA: Carisma
ABILITÀ: Percezione, Persuasione, Rapidità di mano

La stagione dei Cavs sarà senza dubbio dettata dalle aspettative, in gran parte portate dalla trade che ha visto arrivare Donovan Mitchell in Ohio ipotecando le future scelte al draft della franchigia per il prossimo futuro, ma altresì dettata da una sorprendente passata stagione da 44 vittorie e che ha portato alla ribalta il talento su tutti di Darius Garland, che per molti era un bust con la B maiuscola.

Riusciranno Mitchell e Garland a convivere? il frontcourt Allen-Mobley ce la farà a sopperire alle lacune difensive delle due guardie? Okoro farà finalmente il salto di qualità tanto agognato? JB Bickerstaff imparerà a gestire i minuti delle sue stelle? Riuscirò io a non tirare un calcio alla porta ogni volta che sentirò un rumor sul ritorno di LeBron? Sono tutti quesiti molto validi ai quali non potremmo rispondere interamente in questa preview. Cerchiamo però di definire i punti cardine della prossima stagione dei Cavaliers.

IL punto chiave della stagione

Evan Mobley. Mobley Evan.

Non nascondiamoci dietro un dito. Se i Cavs dovessero mai diventare una seria contender per il titolo nell’arco dei prossimi anni sarà solo ed esclusivamente perché Evan Mobley avrà raggiunto il suo pieno potenziale, che ad oggi è assolutamente illimitato. E non solo difensivamente, dove già nella stagione da rookie è stato tra i migliori “disrupter” nella Lega, ma anche in attacco dove il suo talento è stato visto solo di sfuggita

Ovviamente la stagione di Donovan Mitchell sarà osservata con la lente di ingrandimento, ma l’uomo chiave dei Cavs sarà senza dubbio l’ex USC.

Quintetto con cui chiudere le partite

Con l’aggiunta in estate di Donovan Mitchell, il quintetto titolare dei Cavs pare più che definito nella sua quasi interezza: se per 4/5 sappiamo quali interpreti scenderanno in campo per la franchigia dell’Ohio (stiamo ovviamente parlando dei “Big 4”, Allen Mobley, Mitchell e mio fratello Darius) è proprio il quinto spot, quello dell’ala piccola se vogliamo rimanere aggrappati alle ormai obsolete definizioni di ruolo, a creare vari grattacapi a coach Bickerstaff.

Se in estate lo staff dei Cavs è rimasto piuttosto vago sulla questione, possiamo restringere il campo su due principali candidati: Caris LeVert e Isaac Okoro. Se da un lato LeVert, arrivato in corsa nel corso della passata stagione dai Pacers, può garantire maggiore stazza e playmaking, la scelta più sensata sarebbe quella di puntare su Okoro, che al terzo anno potrà finalmente giocare una stagione senza preoccuparsi degli oneri offensivi, ma concentrandosi sulla specialità della casa, ovvero la difesa.

Tuttavia anche questa scelta non è priva di problematiche; in attacco deve necessariamente prendere fiducia nelle situazioni di catch and shoot, che evidentemente non potranno che aumentare grazie alla presenza di un altro creator come Spida, mentre in difesa la sua stazza ridotta lo rende totalmente inefficace contro le innumerevoli ali piccoli della Eastern Conference quali Tatum, Durant, Siakam ecc.. Una soluzione potrebbe e dovrebbe essere quella di spostare Mobley in marcatura fissa sull’ala avversaria più pericolosa, strategia che verrà probabilmente adottata a stagione in corso

Closing Lineup

G: Darius Garland, Donovan Mitchell

F: Isaac Okoro

C: Evan Mobley, Jarrett Allen

Pronostici

A causa della Eastern Conference sempre più competitiva, vedo i Cavs vincere poche partite in più dell’anno passato, tra le 45 e le 48 win. Ritengo inoltre difficile che Cleveland possa superare il secondo turno di Playoffs, che vedo come ragionevole ceiling della squadra all’alba di questa stagione.

2) Golden State Warriors

EROE: Steph Curry
CLASSE: Ranger
ATTRIBUTI: Forza (7), Destrezza (18), Intelligenza (19), Carisma (15), Costituzione (16), Saggezza (19)
TIRO SALVEZZA: Destrezza
ABILITÀ: Storia, Inganno, Arcano

Fino all’incidente di Draymond Green, la squadra si presentava con la sicurezza mentale di chi ha appena conquistato l’ultimo Larry O’Brien Trophy disponibile. Ma contemporaneamente con una pressione tipica di chi, al solito, è chiamato a ripetersi. La perdita a di due elementi decisivi la scorsa stagione come Gary Payton II e Otto Porter Jr. è stata annacquata dall’arrivo di Donte DiVincenzo e JaMychal Green, ma il focus di staff e tifosi Warriors verte su altri due livelli.

Il primo, quello dello young core a disposizione: Moses Moody, Jonathan Kuminga e James Wiseman sono giovani, per certi versi acerbi e per altri da traghettar un gradino più in alto nelle rispettive scale di crescita personale. Il primo può essere il 3&D che Golden State necessiterà un domani, il secondo uno straordinario atleta capace di incidere in entrambe le metà campo. Il terzo, invece, resta un oggetto ad oggi poco identificato ma attorno al quale non possono non resistere belle speranze. Quantomeno perché è stato la seconda scelta assoluta del Draft 2020, ad oggi quasi mai provata a causa degli infortuni.

Il secondo livello, è quello della tenuta fisica di squadra, con i “tre moschettieri” di Kerr che non ringiovaniscono, ed in particolare un Klay da rivedere dopo la stagione di transizione dal ritorno da troppi infortuni. I rinnovi eventuali di Green, Poole e Wiggins potrebbero pesare sulla tenuta del gruppo, ma non ci sono sensazioni da “ultima danza” all’orizzonte. Piuttosto quelle di poterci seriamente provare lavorando contemporaneamente alla costruzione del proprio futuro.

Certo, con l’alterco tra Draymond e Jordan – finito con un pugno del primo verso il secondo, – la presunta serenità del gruppo anche alla luce del futuro contrattuale dei singoli, viene subito messa in discussione. E necessiterà di ulteriori controlli con l’andare avanti dei mesi, una volta sistemato quantomeno il problema tra i due, sempre se sarà così. Tralasciando un eventuale provvedimento da parte della lega.

Tra le tante incertezze che resistono quando si insegue un ricambio generazionale senza ricostruire da zero, l’esperienza dei Warriors offre un quantitativo di certezze superiori sulla carta. Che pesano come macigni nel proiettarli tra i favoriti al titolo 2023.

La second unit

Il punto chiave resta la concretezza della second unit, da consolidarsi in regular season per restituire un gruppo dalle molteplici soluzioni in chiave playoff. Se tutti stanno bene, non è difficile pronosticare Jordan Poole tra i candidati per il titolo di Sixth Man of the Year, mentre gli altri tre “giovani” verranno supportati dal ritorno di un immortale Iguodala, oltre che dai nuovi arrivi di mercato.

Possono offrire versatilità e freschezza in ruoli chiave, offrendo quel livello di imprevedibilità che renderebbero i Warriors ancor più difficili da affrontare di quanto non siano già. In entrambe le metà campo. Anche la scommessa Patrick Baldwin Jr. – sensatissima da fare, con la ventottesima pick del Draft – può tornar utilissima nel lungo termine. Magari destinato a poche comparsate quest’anno, ma non necessariamente ad un ruolo di contorno un domani.

Quintetto con cui chiudere le partite

Per coach Steve Kerr è necessario sperimentare, e probabilmente non sarà sufficiente la preseason per capire come mescolar al meglio il gruppo a suo disposizione. Diviso nettamente tra vecchia e nuova scuola.
Difficile al momento capire quale può essere in quintetto destinato a chiudere le partite, pur calcolando che Curry, Thompson, Green e Wiggins appaiono inamovibili. La vera determinante sarà rappresentata dagli avversari in questione, per decidere se può esser più efficace un quintetto piccolo piuttosto che uno schieramento canonico.

Nel primo dei due casi, è evidente che Jordan Poole può rappresentare il completamento. Ed al momento, l’assetto appare comunque il più efficace per giocarsi i minuti decisivi di una sfida.
Esiste però la possibilità di schierar un 5 canonico per stazza e peculiarità, ed in quel caso è da calcolarsi il tandem formato da Kevon Looney e James Wiseman. Quest’ultimo, attesissimo anche per capire le sue possibilità di tenuta, oltre che verificarne l’efficacia.

Certo, andasse veramente tutto bene, Wiseman appare più un backup alla prima ipotetica vera stagione, che un talento pronto sul quale far affidamento. A questo proposito, quello che Looney può dare è certificato e consolidato, alla base del rinnovo contrattuale firmato in estate. Per chiudere, comunque, quella che fu rinominata “death lineup 3.0” in avvio della scorsa postseason, appare la più accreditata a concludere le sfide sul parquet. Mentre a livello di starting, non esistono ragioni per non far partire Poole come sesto uomo, con Kevon a saltare per la palla a due.

Closing Lineup

G: Stephen Curry, Klay Thompson, Jordan Poole

F: Andrew Wiggins

C: Draymond Green

Pronostici

Golden State non avrà alcun interesse a premere sull’acceleratore per conquistare un poco utile miglior record di Conference, ma la qualità diffusa delle altre squadre (ed il tasso di incertezza piuttosto significativo, per tutte) potrebbe serenamente proiettarli lì. Anche rallentando nel mese conclusivo, una volta raggiunta la certezza di un buon piazzamento per la postseason.

Lo scorso anno il record è stato registrato malgrado il rientro ritardato di un Thompson comunque arrugginito, un lungo infortunio di Green ed un Curry non esattamente efficiente al tiro per gran parte della stagione. Verosimile quindi pensar di poter far meglio, seppur di poco a livello numerico. Il che poi – ripetiamolo – se l’obiettivo è confermarsi sulla vetta della lega, conta il giusto.

Record stagionale possibile: 56-26

3) Orlando Magic

EROE: Paolo Banchero
CLASSE: Stregone
ATTRIBUTI: Forza (11), Destrezza (11), Intelligenza (7), Carisma (10) Costituzione (16), Saggezza (3)
TIRO SALVEZZA: Costituzione
ABILITÀ: Intrattenere, Atletica, Intimidire

Per la prima volta nell’era post-Dwight Howard i tifosi degli Orlando Magic potranno godersi una squadra fresca, vivace, sfrontata e, soprattutto, promettente. Escluse alcune apparizioni ai Playoffs (concluse sempre al primo turno), la franchigia della Florida non è mai riuscita a raggiungere traguardi importanti e, soprattutto, non è stata in grado di improntare una ricostruzione lungimirante attraverso il draft, un po’ per sfortuna, un po’ per alcune scelte di dubbio senso.

Ma fortunatamente quest’anno la musica sembra essere cambiata, a partire dalla notte dello scorso draft in cui i Magic hanno selezionato il nostro Paolo Banchero con l’intenzione di svilupparlo come superstar della squadra per il futuro. Il prodotto di Duke troverà una squadra giovane e frizzante, composta sia da giocatori giovanissimi e ancora da sgrezzare (Jalen Suggs, Cole Anthony, R.J. Hampton) che da interpreti già in via di definizione tra cui spiccano Wendell Carter Jr., Markelle Fultz e, nonostante sia solo un sophomore, Franz Wagner (con la gigantesca incognita Jonathan Isaac, che non mette piede in campo da oltre due anni e sembra essere sempre più rimpiazzabile con il passare dei giorni). Gli ingredienti per una stagione esaltante e divertente ci sono, ma sarà di Coach Jamahl Mosley e del coaching staff il compito di combinarli nel miglior modo possibile.

Rotazioni, minutaggi e fit tra i giocatori

Con tutto il talento (più potenziale che sviluppato) a disposizione di questi Orlando Magic sarà necessario trovare il modo di far coesistere gran parte, se non tutti, questi giocatori per evitare di “bruciarne” alcuni affidando loro compiti e ruoli poco adatti. Se, fortunatamente, da una parte quelli che a oggi sono i tre migliori giocatori dei Magic, ovvero Carter Jr., Wagner e Banchero, non dovrebbero aver problemi a dividere il campo per molti minuti grazie alla loro versatilità, per gli altri giovani prospetti, specialmente le guardie, potrebbe non essere lo stesso.

Per quanto il duo Carter Jr.-Bamba abbia sorprendentemente funzionato bene lo scorso anno, difficilmente la scelta 1 dello scorso draft partirà dalla panchina; di conseguenza, con ogni probabilità, sarà Banchero il nuovo membro del front court che farà compagnia a Wagner e al lungo ex-Bulls. Proprio quest’ultimo dovrà nuovamente adattare al suo gioco, dato che sarà utilizzato molto più spesso da 5 rispetto all’anno scorso. Tuttavia, escluso un periodo di adattamento, questo non dovrebbe essere un problema per Carter Jr., che ha ampiamente dimostrato di essere un giocatore estremamente versatile sia in attacco…

…che in difesa.

Il Tedesco, invece, ha tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori comprimari della lega, avendo uno skillset molto variegato e un feel for the game innato, combinazione che gli consente di essere efficace sia lontano dalla palla, sia nelle situazioni in cui deve creare palla in mano. L’anno scorso la sua lacuna più evidente è stata il tiro dal palleggio, ma se dovesse dimostrare di poter fare con continuità ciò che abbiamo visto agli scorsi europei anche nella NBA, in futuro potrebbe diventare molto più di un role player di lusso.

La situazione del back court, invece, è leggermente più complessa: Cole Anthony partirà sicuramente titolare, essendo l’unico in grado di crearsi un tiro dal palleggio con continuità, per quanto il suo skillset induca a pensare che in futuro difficilmente ricoprirà un ruolo più importante del sesto uomo di lusso. L’ex-UNC molto probabilmente verrà affiancato da Jalen Suggs (Fultz al momento è infortunato), guardia esplosiva, già ottima in difesa ma che in attacco fatica in molte situazioni di gioco esclusa la transizione. Il ragazzo, però, ha la stoffa del leader e un’ottima etica lavorativa, per cui già quest’anno si potrebbero vedere sostanziali miglioramenti. Nonostante ciò, ad oggi vedo più funzionale Markelle Fultz in un eventuale quintetto che chiude le partite: la guardia #20 ha giocato solamente 18 partite l’anno scorso, che, tuttavia, sono state sufficienti per capire che, al momento, sia lui la migliore guardia a roster. A differenza di Suggs e Anthony, infatti, Fultz è molto più abile nel gestire il ritmo e servire i compagni, nel finire al ferro e anche nel crearsi un tiro dal palleggio dalla media.

Se ai giocatori menzionati sopra aggiungiamo Chuma Okeke, R.J. Hampton, Mo Bamba e, perché no, Jonathan Isaac e Bol Bol, otteniamo un nucleo già numeroso nonostante l’età dei suoi membri; sarà molto interessante capire nel corso dell’anno chi convincerà il coaching staff e chi, invece, verrà tagliato fuori.

Closing Lineup

G: Markelle Fultz, Cole Anthony (Jalen Suggs)
F: Franz Wagner, Paolo Banchero
C: Wendell Carter Jr.

Pronostici

Per una squadra in rebuilding ha poco senso pronosticare un determinato numero di vittorie in regular season con annessa posizione nella classifica della propria Conference, in quanto gli obiettivi da raggiungere riguardano principalmente lo sviluppo dei numerosi giovani a roster e il progresso nella definizione di un’identità di squadra. La sfortuna di avere diversi giocatori promettenti risiede nel fatto che verosimilmente non tutti potranno aggiudicarsi un posto negli Orlando Magic dei prossimi 4/5 anni; di conseguenza, sarà importante capire quali elementi potranno entrare a far parte dell’ossatura definitiva della squadra nel prossimo futuro e quali, invece, lasciar partire.

Difficilmente a fine anno i Magic occuperanno una posizione che non sia tra le ultime 3/4 della Eastern Conference, ma potrebbero essere una squadra da non prendere sottogamba, in quanto già lo scorso anno il quintetto Suggs-Anthony-Wagner-Carter Jr.-Bamba, per una buona parte della stagione, ha mantenuto un net rating positivo; se a tutto ciò aggiungiamo un attaccante molto versatile come Banchero, si potrebbe vedere un ulteriore salto di qualità fin da subito.

4) Sacramento Kings

EROE: De’Aaron Fox
CLASSE: Paladino
ATTRIBUTI: Forza (3), Destrezza (14), Intelligenza (9), Carisma (9), Costituzione (12), Saggezza (9)
TIRO SALVEZZA: Costituzione
ABILITÀ: Intrattenere, Atletica, Sopravvivenza

Dopo un finale della passata stagione in crescendo e un mercato estivo “revitalizzante”, i Sacramento Kings arrivano ai nastri di partenza con tanta voglia di incidere su una Western Conference dagli equilibri incerti. Il campionato 2021-2022 ha visto alternarsi sulla panchina dei californiani Walton prima e Gentry poi per un bottino finale di 30 vittorie su 82 gare disputate. Per aprire un nuovo ciclo la dirigenza dei Kings ha optato per la firma di un capo allenatore navigato e con caratteristiche che possono aiutare a sistemare le lacune della squadra: Mike Brown. Non sarà il più sexy dei nomi rispetto a quelli in circolazione, ma Brown può garantire la giusta dose di esperienza e principi difensivi che tanto sono mancati negli ultimi anni a Sacramento.

Come abbiamo detto, il mercato può essere una fonte di energia in vista della prossima stagione per via di alcuni nuovi innesti. In primo luogo, sarà interessante osservare di nuovo in azione Sabonis che, seppur sia arrivato prima della trade deadline 2021-2022, ha avuto poche partite per mettersi in mostra prima della fine dell’anno. La sua convivenza con Holmes e il suo utilizzo tecnico tattico sarà un punto importante che dovrà essere valutato da Brown per sfruttare a pieno le caratteristiche del lituano.

Ci sarà un nuovo volto anche al fianco di De’Aaron Fox: Kevin Huerter. Arrivato direttamente dagli Hawks, Huerter proverà a spalleggiare al meglio la stella dei Kings. Per caratteristiche offensive l’accoppiata sembra essere molto azzeccata e complementare. Tuttavia, ci saranno diverse considerazioni da fare in quanto a tenuta difensiva specialmente se consideriamo la presenza di altri difensori non eccelsi nei quintetti principali.

Dalla panchina il nuovo volto sarà quello di Malik Monk che ha parzialmente revitalizzato la propria carriera con l’esperienza positiva ai Lakers e lo stesso vorrà fare in quel di Sacramento. A completare il core della squadra ci saranno Fox, ormai tanto affermato quanto poco incisivo nel corso delle passate stagioni, e Harrison Barnes, solido veterano che sarà una presenza affidabile in entrambe le metà campo. Bisognerà capire cosa deciderà Brown per quanto riguarda l’Ala Grande titolare vista la rimarcata volontà di non dare il ruolo a Keegan Murray (matricola scelta dai Kings nello scorso Draft) in quanto è necessario un primo periodo di rodaggio e adattamento.

La difesa

Come abbiamo anticipato in precedenza, la chiave della stagione di Sacramento riguarderà la solidità difensiva espressa nel corso delle 82 partite. Nella passata stagione la squadra ha registrato il 27esimo Defensive Rating della lega con un’organizzazione difensiva praticamente assente e legata alle capacità del singolo. Riuscire a far coesistere Fox, Huerter e Sabonis allo stesso tempo in questa metà campo sarà un arduo compito per il nuovo staff dei californiani.

Closing Lineup

G: De’Aaron Fox, Kevin Huerter

F: Harrison Barnes, Keegan Murry

C: Domantas Sabonis

Pronostici

Con una base di partenza solo apparentemente solida, ma che si trascina con sé tutte le incertezze e le lacune delle scorse stagioni, è difficile pronosticare un record vincente per questa squadra. Nella migliore delle ipotesi, i Kings saranno coinvolti nella bagarre della zona Play In e potranno provare a giocarsela fino all’ultimo per ottenere il pass per partecipare al torneo di fine stagione, con la speranza di superare i due turni eliminatori. Per agganciare questo obiettivo sarà fondamentale una solidità difensiva ad oggi non presente e una buona coesione dei nuovi elementi che proveranno a fare breccia nel tanto disordinato gruppo squadra visto la scorsa stagione.

5) Washington Wizards

EROE: Bradley Beal
CLASSE: Chierico
ATTRIBUTI: Forza (8), Destrezza (12), Intelligenza (13), Carisma (11), Costituzione (13), Saggezza (17)
TIRO SALVEZZA: Saggezza
ABILITÀ: Furtività, Religione, Sopravvivenza

“Cosa potranno fare quest’anno i Wizards?”

Questa è una domanda che, con riferimento alla franchigia del District of Columbia, ci si pone da diversi anni. La stagione che ci stiamo preparando ad affrontare, però, sembra avere una situazione ben delineata: ad Est i primi otto spot per i playoff sembrano già “prenotati”, con l’aggiunta dei nuovi Cleveland Cavaliers di Mitchell, Garland e Mobley, quindi – almeno ad inizio regular season, dove ogni ragionamento si può fare sulla carta – i ragazzi di Wes Unseld jr. partono con gli sfavori del pronostico ed uno spot al Play-In Tournament come massima ambizione stagionale.

Tuttavia, Washington, guardando gli uomini a roster, avrebbe le carte in regola per fare molto bene. Backcourt rivoluzionato, con il “solito” Bradley Beal affiancato da un playmaker solido – e cresciuto nel corso delle stagioni imparando qualche trick da Nikola Jokić – come Monte Morris. Ali capaci di aprire il campo e di segnare in svariati modi con Will Barton e Kyle Kuzma, quest’ultimo molto maturato nel suo primo anno a Washington rispetto ai suoi primi anni ai Los Angeles Lakers. Un centro che, qualche anno fa, ognuno di noi definiva un unicorno, ossia Kristaps Porziņģis. Una panchina di tutto rispetto, guidata dal redivivo Rui Hachimura.

Se sulla carta tutto sembra poter funzionare, poi bisogna fare i conti con la realtà e con il passato. A metà novembre 2021, con la regular season appena cominciata, i Wizards avevano un record di 10-3 e sembravano destinati ad una grande stagione, guidati dai drives di Beal e dalla capacità offensiva ritrovata di Kuzma.

Da quel momento a fine stagione, il record è diventato impietoso: la franchigia allenata da Wes Unseld jr. è riuscita a vincere solamente venticinque degli ultimi sessantanove matches, Bradley Beal si è infortunato, l’attacco ha smesso di girare ed i problemi cronici difensivi sono tornati a farsi sentire.

Quest’anno la pre-season è partita con i due incontri nei Japan Games contri i Golden State Warriors. Nonostante le due sconfitte, si sono intraviste cose interessanti e questo non può che far ben sperare i tifosi Wizards.

Tre dettagli fanno la differenza

Primo dettaglio: la scorsa stagione, i Washington Wizards si sono attestati nella bottom-5 di due classifiche: ventiseiesimi per 3P%, ventiseiesimi per 3PA%.

Quindi, a rigor di logica, potremmo dire che sono una franchigia che “non può” tirare dall’arco e, quando lo fa, sbaglia. In realtà, se giocatori come Beal e Kuzma riprendessero la loro dimensione perimetrale, Barton riuscisse a mantenersi su certi livelli anche senza Jokić e Porziņģis rimanesse sano, il problema dell’attacco dal perimetro verrebbe ampiamente risolto.

Secondo dettaglio: i Washington Wizards non possono permettersi di non-difendere come nelle ultime stagioni.

Si tratta di un problema cronico, lo scorso anno si sono attestati intorno alla venticinquesima posizione per efficienza difensiva ed è un problema che Unseld jr. ed il suo staff devono assolutamente risolvere.

Terzo dettaglio: Rui Hachimura deve diventare il leader della second unit, deve migliorare il ball handling ed il footwork quando si trova in post basso e, insieme a Delon Wright, Deni Avdija e Daniel Gafford, portare punti ed energia dalla panchina e permettere ai titolari di recuperare le energie durante i match.

Closing lineup

G: Monte Morris, Bradley Beal

F: Will Barton, Kyle Kuzma

C: Kristaps Porziņģis

Pronostici

Come detto ad inizio preview, gli spot playoff ad East sono praticamente definiti, con la variabile Cavaliers che può giocare tanto nella parte alta della classifica (se tutto gira come deve girare) quanto nella zona degli spot Play-In.

Seguendo la logica, i Washington Wizards hanno come best-case scenario la zona Play-In e come worst-case scenario la battaglia per la Draft Lottery 2023.

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