Preview Grizzlies-Timberwolves 2021/22: a caccia di conferme

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Copertina di Nicolò Bedaglia

Quest’anno i Memphis Grizzlies, che nella scorsa stagione erano passati per il play-in per qualificarsi ai playoff, hanno potuto godersi dall’esterno la gara di nervi tra i Minnesota Timberwolves e i Los Angeles Clippers, con i primi che ne sono usciti vincitori e che quindi andranno a sfidare al primo turno i ragazzi di Coach Jenkins.

Missione compiuta per i Lupi dunque, che con la vittoria di martedì notte hanno scongiurato il pericolo Suns e si sono guadagnati una serie intera contro i Grizzlies, una squadra con cui sta nascendo una piccola rivalità.

Il bilancio dei quattro scontri in regular season è perfettamente in equilibrio, con due vittorie da una parte e due dall’altra; tre di queste gare sono state estremamente combattute e tirate, tanto che a febbraio Ja Morant ha dichiarato che gli Wolves sono «probabilmente la squadra contro cui preferisco giocare», un segnale che preannuncia una serie potenzialmente tanto spettacolare quanto dura.

Tra le varie chiavi di lettura a disposizione, questa serie si può vedere come uno scontro tra lo stesso Morant e Anthony Edwards, due tra i giovani più elettrizzanti di tutto il panorama NBA anche – ma decisamente non solo – per le loro abilità ad alta quota. I due gioiellini rappresentano già ora una parte del futuro della lega, perciò vorranno sicuramente cementificare il proprio status con una prestazione memorabile.

In definitiva, sia i Grizzlies sia i Timberwolves sono alla ricerca di conferme fondamentali. Memphis dovrà dimostrare di valere quanto fatto vedere durante la regular season, conclusa trionfalmente al secondo posto della Western Conference eguagliando il record di franchigia di 56 vittorie, con tanto di (probabili) onori per i suoi giocatori più rappresentativi.

Minnesota invece, nel bel mezzo della miglior stagione negli ultimi 17 anni della propria storia, dovrà continuare il proprio percorso di crescita, rendendo la vita difficile ai propri avversari e costringendo al silenzio anche i più dubbiosi. Questo discorso vale in particolare per Karl-Anthony Towns, obbligato a riscattarsi dopo una prestazione orrida e criticatissima al play-in.

Tre punti chiave della serie

1) Cosa faranno i lunghi dei Grizzlies con Towns?

Il grattacapo più difficile da risolvere in questa serie per i Memphis Grizzlies potrebbe essere rappresentato da Towns, dato che il centro dei Timberwolves è un giocatore offensivamente molto versatile. Steven Adams è reduce da una buona stagione nel complesso, ma quanto è sostenibile ai playoff contro un lungo con una dimensione perimetrale di alto livello?

Jenkins potrebbe giocare tanto con Jackson Jr. in marcatura su KAT, ma anche in questo caso sorge spontanea una domanda: sarebbe remunerativo tenere uno dei migliori rim protector della lega lontano dal ferro, o addirittura rischiare di caricarlo di falli?

Uno dei segreti della stagione dei Grizzlies è proprio l’impatto difensivo di JJJ, che in realtà si riflette anche nell’altra metà campo perché dà l’opportunità a Morant & co. di trovare opportunità in transizione: Memphis infatti è prima per punti in contropiede a partita e quarta per punti generati da palle perse avversarie.

Clarke e Tillman non hanno abbastanza stazza per accoppiarsi con Towns: il canadese da 5 non è sostenibile a prescindere dal matchup con KAT, mentre Tillman può reggere solo contro particolari lineup (non a caso la miglior partita in carriera dell’ex Michigan State è arrivata al play-in dell’anno scorso contro Golden State, quando riuscì non solo ad accoppiarsi con Draymond Green, ma anche a vincere il confronto diretto con l’orso ballerino) ed è possibile che non veda il campo in questa serie.

Detto ciò, i Clippers al play-in hanno messo in piedi una strategia difensiva per limitarlo che ha funzionato alla grande: si è visto spesso Batum prendere in post Towns con Zubac pronto a raddoppiare (o addirittura a triplicare) e il #32 è andato evidentemente in crisi, giocando una brutta partita finita anzitempo per problemi di falli.

Towns, che storicamente tende a giocare a ottimi livelli contro i Grizzlies, ha tutte le caratteristiche per mettere in crisi Memphis. Il compito più arduo che attende coach Jenkins – il quale dovrà a sua volta dimostrare, al pari dei suoi ragazzi, di essere un allenatore in grado di fare gli aggiustamenti corretti durante la serie – sarà proprio quello di provare a rendergli la vita il più difficile possibile.

La rotazione dei lunghi potrebbe essere un problema anche in attacco: se è vero che JJJ è reduce da una delle cinque migliori stagione difensive della lega, al tempo stesso è vero che in attacco ha piuttosto latitato, e le percentuali al tiro non propriamente lusinghiere – 41.5% dal campo, 53.5% di TS% e 47.7% di eFG%, i peggiori dati in carriera in queste categorie – sono lì a dimostrarlo.

Jackson viene considerato una minaccia credibile fuori dall’area nonostante il 32% da tre, ma non sarebbe sorprendente se durante la serie Minnesota decidesse di lasciare costantemente quel tiro al #13, seguendo il trend di scelte estreme che spesso caratterizzano i coaching staff a livello playoff (ricordate Barnes completamente libero di tirare durante le Finals 2016?).

Sarebbe importante per Memphis che quindi JJJ torni a segnare da fuori come nei primi due anni, così da rendere sostenibile la presenza di un lungo non tiratore come Clarke, il quale – nei minuti in cui i due divideranno il parquet di gioco – potrebbe rivestire un ruolo fondamentale sia per mettere pressione al ferro in attacco sia per il suo atletismo, che gli permetterebbe di compensare in parte la difesa in aiuto fornita solitamente da Jackson.

2) Come si accoppiano i Timberwolves difensivamente?

Risposta breve: generalmente bene. Risposta lunga: molto bene a livello di match-up, meno a livello di tendenze e punti deboli strutturali. I quattro confronti in regular season hanno evidenziato chiaramente sia quali sono gli aspetti su cui i Timberwolves dovranno battere in modo continuativo per dare fastidio ai propri avversari, sia ciò a cui dovranno stare attenti a loro volta.

Minnesota è una squadra a cui piace schierare quintetti piccoli, talvolta addirittura con tre guardie contemporaneamente, per avere sempre almeno due ball-handler in campo: ciò costituisce un problema contro le squadre particolarmente wing-heavy come i Clippers – che infatti a inizio partita hanno saltuariamente provato a sfruttare Morris in post contro il più piccolo Edwards – ma potrebbe non esserlo contro Memphis.

Le guardie e i 2/3 dei Grizzlies, nonostante qualche eccezione, non sono così lunghi o atleticamente straripanti da impensierire i pariruolo avversari, e la presenza in campo dei vari Melton o Williams potrebbe permettere a D’Angelo Russell di svolgere il ruolo di leader vocale “nascosto” della difesa che ha assunto fin dall’inizio dell’anno.

La stagione difensiva del #0, storicamente pessimo nella propria metà campo, è stata uno dei segreti meglio celati di questi Timberwolves e uno dei motivi dietro alla tredicesima posizione nella lega per defensive rating. Seguitelo con gli occhi nella clip qui sotto: a uno sguardo meno attento sembra che non stia marcando nessuno, ma in realtà sta guidando i compagni con la voce e chiamando gli schemi degli avversari.

Merita un discorso a parte Ja Morant: in regular season contro Minnesota la stella dei Grizzlies ha tenuto una media di 20 punti, 5.5 rimbalzi e 6.5 assist a partita in quasi 34 minuti di impiego, tirando però con il 45% di TS%, un dato pessimo se confrontato con il 57% del resto della stagione (dati NBA.com).

Se da un lato è ovvio che entri in gioco la componente della varianza e dei vari momenti della stagione in cui le partite sono state disputate, dall’altro si può intuire che non tutte queste difficoltà siano dovute al puro caso. I motivi di questi problemi sono principalmente due: uno è lo schema dei Timberwolves in difesa sui pick and roll e l’altro ha un nome e un cognome, Patrick Beverley.

Per quanto riguarda il primo caso, a Minnesota piace difendere in modo aggressivo con il lungo al livello del blocco – il cosiddetto high wall concept – e ciò, a differenza della difesa drop, non permette al palleggiatore di “prendere la rincorsa” e arrivare col vento in poppa fino al ferro: Morant, per quanto rapidissimo a muoversi lateralmente, ha dimostrato di soffrire questo tipo di marcatura perché non ancora in grado di condizionare tutta la difesa avversaria a proprio piacimento, a differenza di giocatori come Trae Young.

Guardate questo video: Ja rimane quasi sorpreso dall’aggressività, raccogliendo il palleggio troppo presto (mettendosi quindi “in trappola”), saltando senza avere una linea di passaggio utilizzabile o facendosi semplicemente rubare il pallone. Sia chiaro, nulla di irrisolvibile se preparato per tempo, ma comunque una situazione da tenere d’occhio.

Per quanto riguarda Beverley, il discorso è molto banale: la combinazione di velocità nel breve, aggressività e fisico del #22 dei Timberwolves è ottima per marcare la stella dei Grizzlies. Morant è un giocatore straordinario che vive per questo tipo di sfide e sicuramente disputerà un’ottima serie, ma finora quest’anno l’ex Clippers ha sempre toccato i tasti giusti – anche vocali, per così dire – per limitarlo.

Non bisogna dimenticare poi il jolly Anthony Edwards, che si esalta quando deve difendere sulle stelle avversarie e che ha già dimostrato di poter avere successo anche contro un brevilineo rapidissimo come Morant: probabilmente non sarà lui il marcatore primario della stella dei Grizzlies, ma averlo sul singolo possesso rappresenterà un grande lusso per Minnesota.

Avendo già sciorinato poco sopra le incertezze che riguardano la sfida tra i lunghi non è necessario ripetersi, ma occorre segnalare due aspetti di vitale importanza per la difesa di Minnesota. Il primo riguarda la difesa sul pick and roll menzionata poco sopra: i Grizzlies sono primi(ssimi) in NBA per punti a partita nel pitturato, e spesso – una volta che la prima linea di difesa è stata saltata – i Timberwolves hanno sofferto le squadre con questa caratteristica.

I lob per i giocatori sul lato debole e i tagli lungo la linea di fondo hanno spesso massacrato gli aiuti, minando le fondamenta dell’identità difensiva dei Lupi: il passaggio facile per lo short roll del lungo, sapendo che Memphis ha diversi giocatori abili in questo fondamentale, è la contromossa naturale per questo tipo di difesa.

Qualora i Timberwolves venissero battuti in questo modo, il rifugio naturale per Coach Finch sarebbe quello di ricorrere alla difesa drop. Questo è uno scenario da evitare a qualsiasi costo: Minnesota non ha né gli esterni né i lunghi adatti per adottarla, e così facendo si aprirebbe la strada del ferro a Ja Morant.

Towns e compagni sono stati distrutti ogni volta che hanno provato la drop, anche da squadre dal record modesto come Washington, perciò è fondamentale non cadere in questa tentazione anche nel momento in cui le cose si dovessero mettere male.

Il secondo aspetto fondamentale è quello della lotta sotto i tabelloni. Minnesota manda tanti uomini a rimbalzo offensivo e ottiene ottimi risultati (settimi per OREB% e quinti per punti a partita da questa situazione), ma così facendo si scopre all’attacco in transizione degli avversari, che – come abbiamo visto poco sopra – nel caso dei Grizzlies equivale a suicidarsi.

Inoltre i Timberwolves sono una squadra terrificante a rimbalzo difensivo – terzultimi per DREB% – e ciò rappresenterà un problema gigantesco contro Memphis, che in tutta la NBA è la compagine che più approfitta di queste situazioni per mettere punti facili a referto: sarà di importanza capitale che tutti i cinque giocatori in campo facciano il proprio dovere e aiutino sotto le plance.

Se i Timberwolves riusciranno a limitare i Grizzlies in questi due aspetti – e questo sarà il principale banco di prova per Chris Finch – avranno la possibilità di dare veramente molto fastidio alla franchigia del Tennessee e forse, mai dire mai, anche qualcosa di più.

3) Dillon Brooks, croce o delizia?

Dillon Brooks si è fatto un nome durante il play-in dello scorso anno, grazie soprattutto alla sua difesa su DeRozan e su Curry nei due scontri che hanno permesso ai Grizzlies di arrivare ai playoff. Questa stagione invece è stata piuttosto sfortunata per il canadese, che è riuscito a scendere in campo appena 32 volte a causa di diversi infortuni; ora però il peggio sembra passato, e Brooks rappresenta dunque un’ulteriore freccia nell’arco di coach Jenkins.

Brooks sarà fondamentale in difesa per cercare di contenere Anthony Edwards: negli anni ha imparato ad usare meglio il corpo quando fronteggia il palleggiatore avversario e passa molto bene sui blocchi, permettendo dunque l’esplorazione di soluzioni difensive differenti.

Il prodotto di Oregon potrà essere importante anche in attacco, grazie alla capacità di prendersi tiri dal palleggio e alleggerire il carico offensivo di Ja Morant. Anche se non è sempre efficiente, storicamente contro Minnesota il #24 è sempre stato ispirato: per esempio, nella stagione 2019/20 ha segnato 28.3 punti di media in tre gare, uccidendo i Timberwolves e decidendo le partite.

L’unico difetto di Brooks che potrebbe essere anche controproducente durante la serie è che spesso si intestardisce, uscendo fuori dallo spartito offensivo; in una squadra in cui tutti i comprimari conoscono il proprio ruolo ed eseguono senza invadere lo spazio altrui, Dillon è una mosca bianca, un giocatore anarchico il cui impatto è soggetto ad alta varianza: può essere decisivo così come deleterio a seconda della giornata.

Quello che è certo è che la vittoria di questa serie passerà sicuramente dal lavoro che Brooks riuscirà a fare nella sua metà campo per contenere Edwards, che già dal play-in contro i Clippers ha dimostrato di essere un attaccante molto temibile anche in un contesto di postseason.

Pronostici

Francesco La Mura: Questa è una serie molto incerta. Non lasciatevi ingannare dalla differenza in classifica: il valore delle squadre è più vicino di quanto si possa pensare, anche perché come abbiamo visto Minnesota si accoppia discretamente con Memphis. È dunque difficile fare un pronostico, ma vado con i Grizzlies che la spuntano in sette partite.

Daniele Sorato: Mi trovo d’accordo con il mio esimio collega. A mio parere la differenza di talento non è così marcata, anzi, e l’esaltazione residua della vittoria al play-in mi invoglierebbe a pronosticare un improbabile upset, ma i Grizzlies mi sembrano troppo pieni di soluzioni e troppo ben allenati per farsi cogliere così di sorpresa. Vado con un (sudatissimo) 4-2 per Memphis.

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Daniele Sorato
Tifoso suo malgrado dei Minnesota Timberwolves, nel tempo libero viaggia, colleziona dischi e studia Scienze Internazionali all’Università degli Studi di Milano. Odia parlare di sé in terza persona e sicuramente non si guadagnerà da vivere scrivendo bio.
Francesco La Mura
Qui su True Shooting perchè nessuno vuole perdere tempo dietro ai Memphis Grizzlies. Vivo nella speranza che Jaren Jackson Jr. possa diventare il miglior lungo della lega, quindi non fidatevi di me.