Preview Bucks 21/22: una panchina nuova e un anello in più

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Copertina di Sebastiano Barban

Partenze: P.J. Tucker (FA, Heat), Bryn Forbes (FA, Spurs), Sam Merrill (Grizzlies), Jeff Teague (FA), Mamadi Diakité (FA, Thunder)

Arrivi: Grayson Allen (Grizzlies), George Hill (FA, 76ers), Rodney Hood (FA, Raptors), Semi Ojeleye (FA, Celtics), Sandro Mamuk’elashvili (two-way, #54 al draft), Giōrgos Kalaitzakīs (#60 al draft), Justin Robinson (two-way, Thunder), Tremont Waters (training camp, Celtics), Johnny O’Bryant III (Europa, training camp), Javin DeLaurier (training camp)

Depth Chart

G: Jrue Holiday, George Hill, Donte DiVincenzo, Grayson Allen, Rodney Hood, Justin Robinson

F: Giannis Antetokounmpo, Khris Middleton, Bobby Portis, Pat Connaughton, Semi Ojeleye, Giōrgos Kalaitzakīs, Thanasis Antetokounmpo, Jordan Nwora

C: Brook Lopez, Sandro Mamuk’elashvili

La stagione 2020/2021

Dopo precisamente mezzo secolo, l’unico titolo vinto dai Bucks ai tempi di Lew Alcindor e Oscar Robertson non sarà più solo nella bacheca della franchigia, grazie all’inaspettato trionfo di Giannis e compagni.

Già, inaspettato. Dopo una regular season da certi punti di vista traballante, o quantomeno non convincente, Milwaukee si era qualificata ai playoff come terza forza dell’Est, alle spalle di 76ers e Nets. Se Philadelphia sembrava essere in ogni caso un avversario decisamente alla portata, Brooklyn era la chiara favorita per l’accesso alle Finals. Non solo: il piazzamento ottenuto in stagione aveva “regalato” ai Bucks un cammino sulla carta davvero proibitivo.

Al primo turno subito la possibilità di ottenere una rivincita contro quegli Heat che avevano umiliato Milwaukee nei Playoff 2020, poi lo scontro coi Nets del magnifico trio Durant-Harden-Irving e infine tutto sembrava apparecchiato per delle eventuali finali di conference contro Philadelphia, attesa da un percorso sulla carta ben più agevole.

Le cose sono però andate molto diversamente dalle attese: gli Heat si sono sfaldati completamente dopo una Gara 1 molto combattuta, i Nets sono stati martoriati dagli infortuni e sono andati a pochi millimetri dalla vittoria in Gara 7, mentre Phila è crollata al cospetto dei sorprendenti Hawks, generando lo psicodramma ancora in atto legato a Ben Simmons.

Le speranze di titolo, di colpo molto più vive, sono sembrate di colpo svanire con l’infortunio apparentemente terrificante subito da Antetokounmpo contro Atlanta, ma la dea bendata aveva altri piani per la franchigia del Wisconsin e le ha regalato un referto medico benevolo, permettendo al due volte MVP di prendere parte alle Finals.

La stessa dea bendata ha voluto fare le cose in grande, dando la possibilità a Chris Paul di giocarsi il titolo per la prima volta in carriera: dalla Western Conference sono infatti usciti vincitori i Suns, al termine di alcune serie che speriamo di non dover rivedere mai più in termini di infortuni alle stelle delle varie squadre.

Dopo essere andati sotto 2-0 nella serie, i Bucks hanno ottenuto il trionfo grazie a un Giannis in stato di grazia, dando finalmente il senso più dolce possibile al famoso “Bucks in six” di Brandon Jennings, grande protagonista dei festeggiamenti per il titolo.

I cambi nel roster e le aspettative per la nuova stagione

Per quanto tutti i membri della franchigia ovviamente continuino a parlare di una nuova caccia al titolo, difficilmente i Bucks potranno replicare l’exploit dell’anno scorso, soprattutto se i Nets dovessero finalmente rimanere sani e giocarsi le proprie carte al completo.

La vittoria ha inoltre spinto la dirigenza a cercare di ridurre un po’ il peso della luxury tax, scegliendo di non rinnovare il contratto a P.J. Tucker e permettendogli quindi di andare a rinforzare i diretti rivali di Miami. Il pesante rinnovo di Holiday ha reso ancora più intasato il cap, permettendo a Milwaukee di muoversi solo firmando giocatori al minimo, via trade o tramite il draft, con mosse marginali.

Nel Wisconsin è quindi tornato George Hill, chiamato ad alleviare il più possibile (quantomeno in regular season) il peso in cabina di regia a Jrue Holiday. Oltre all’ex Spurs i Bucks hanno piazzato una scommessa sul fisico di Rodney Hood, giocatore con un enorme conto aperto nei confronti della malasorte, e hanno firmato Semi Ojeleye, una sorta di “P.J. Tucker del discount”, dopo il suo celebre passato da (presunto) “Giannis stopper”.

Via trade è arrivato da Memphis Grayson Allen, potenzialmente un’ottima aggiunta per la struttura di squadra dei Bucks. Grayson porterà infatti un alto volume di pericolosi tiri dall’arco, ma non solo: in difesa è un mastino sul pallone e non potrà essere preso troppo di mira dagli attacchi avversari (a differenza del partente Forbes, per esempio) se non in alcune situazioni particolari come i post-up.

Poco importa se palla in mano sappia fare poco altro oltre ad attaccare i closeout: il suo fit con Antetokounmpo sembra eccezionale e la fisicità degli altri compagni di squadra dovrebbe permettere di minimizzare le situazioni in cui potrebbe trovarsi in difficoltà.

Le scelte al draft invece non sembrano avere il potenziale per dare un contributo tangibile nell’immediato, ma con delle selezioni così basse era difficile poter incidere davvero sul roster. La chiamata di Kalaitzakis ha sorpreso un po’ tutti (inclusa la sezione appassionata di Eurolega della redazione): la guardia greca è già relativamente vecchia rispetto agli altri prospetti e non sembra avere alcuna qualità particolare da poter traslare al livello superiore.

Mamuk’elashvili è stato firmato con un two-way contract e sembra avere qualche possibilità in più rispetto al suo collega di diventare un giocatore NBA grazie al suo skillset intrigante. Il georgiano infatti è praticamente un lungo di due metri e dieci che però possiede discreti movimenti da esterno, pur essendo carente e incostante al tiro.

L’ultima firma arrivata in estate su cui vale la pena soffermarsi è quella apposta da Portis sul rinnovo per due stagioni a 9 milioni complessivi con player option sul secondo anno (che probabilmente non verrà esercitata e che gli permetterà di ricevere un contratto più remunerativo l’estate prossima). Pur con tutti i suoi limiti, specialmente legati alla metà campo difensiva, Bobby è stato un elemento fondamentale dello spogliatoio, comprendendo il suo ruolo nell’economia della squadra e portando in campo ogni volta un’energia (anche troppo) travolgente.

A inizio stagione c’erano molti dubbi sulla sua capacità di stare in campo ai playoff, ma anche qui ha smentito tutti, almeno in determinate situazioni: dopo essere praticamente uscito dalle rotazioni nella serie contro i Nets per una questione di accoppiamenti, ha ripreso importanza e ha sostituito Giannis nel quintetto dopo il suo infortunio, fino a delle buonissime Finals in cui ha spesso e volentieri dato la scossa ai compagni nei momenti di difficoltà.

Nessuna delle aggiunte sembra poter quindi davvero spostare l’ago della bilancia della Eastern Conference verso Milwaukee, che dovrà piuttosto cercare di consolidare la seconda posizione sfruttando anche le difficoltà attuali dei 76ers, così da garantirsi un percorso ai playoff il più possibile agevole e giocarsi poi tutte le proprie carte nell’eventuale serie contro Brooklyn.

The Untouchables

Le speranze di repeat dei Bucks passeranno quindi dai soliti sospetti al servizio di Giannis, chiamati a sparare le proprie cartucce migliori prima che Father Time arrivi a chiedergli il conto.

Antetokounmpo, dopo aver scelto di legarsi a Milwaukee col supermax, ha dimostrato a tutti i suoi detrattori di non essere solo “chiacchiere e distintivo”, ovvero un giocatore molto bravo a divertire e mettere su cifre sbalorditive in regular season, ma incapace di incidere ai massimi livelli per via dei suoi limiti.

Citofonare a casa Suns per conferme: nel corso delle Finals Giannis è stato letteralmente immarcabile e paradossalmente ha dominato ancora di più quando Phoenix l’ha difeso meglio, dimostrando di essere in uno stato di autentica trance agonistica.

L’aggiunta del titolo – con annesso il riconoscimento di MVP delle Finals – nella sua già ricca bacheca dei trofei individuali potrebbe davvero permettergli di giocare con la mente molto più libera, dopo anni in cui è stato ferocemente criticato per i motivi citati poco fa. A 26 anni ha già vinto tutto ciò che un giocatore potrebbe mai desiderare, e adesso potrà godersi ancora di più il suo viaggio nella NBA, cercando ovviamente di ridurre lo spazio vuoto nella bacheca ma senza il peso di dover dimostrare di valere realmente le aspettative riposte su di lui.

Fin dal suo approdo in NBA, Giannis ha sempre avuto un compagno di squadra al suo fianco. Non è difficile indovinare di chi si tratti: Khris Middleton è arrivato insieme a lui a Milwaukee dopo una stagione non indimenticabile a Detroit e i due sono entrati subito in una durissima competizione, arrivando quasi a detestarsi a livello sportivo in quanto rivali per gli stessi minuti a disposizione nelle rotazioni.

Da quel 2013 di acqua sotto i ponti ne è passata e Khris è diventato il partner perfetto della stella greca. A 30 anni è chiamato a confermarsi sui soliti splendidi livelli, magari riducendo le pause che negli ultimi due anni si è preso a inizio playoff e assumendosi qualche responsabilità ulteriore in attacco nelle partite che contano.

Il terzo moschettiere è ovviamente Jrue Holiday, ultimo innesto in ordine di tempo e campione olimpico in estate al fianco di Middleton, che ha aumentato le speranze di vittoria dei Bucks già solo rimpiazzando la variabile impazzita Bledsoe. Jrue si è messo a completa disposizione della squadra, sacrificando molti – e forse anche troppi – possessi offensivi per lasciare spazio alle altre due stelle, ma quando è stato chiamato in causa ha quasi sempre risposto presente, nonostante qualche difficoltà ai playoff.

Il carico difensivo che ha sopportato insieme a Tucker è stato fondamentale per la vittoria finale, a maggior ragione per via dell’infortunio di DiVincenzo, che nel corso della stagione gli aveva dato una grandissima mano nella difesa sul perimetro e nel coprire le linee di passaggio.

Al loro fianco ci saranno ancora una volta lo stesso DiVincenzo, Pat Connaughton e Brook Lopez, ormai veterani di questa squadra e chiamati a dare in modi differenti il loro contributo alla causa.

Donte si dividerà con Grayson Allen i minuti da guardia, portando la sua solita applicazione difensiva unita alla capacità di ripartire in contropiede in modo fulmineo, ma dovrà necessariamente migliorare le sue percentuali al ferro. L’anno scorso i Bucks hanno dedicato una grandissima importanza all’uomo nel cosiddetto dunker spot per offrire a Giannis la possibilità di uno scarico facile e DiVincenzo è uno dei migliori taglianti del roster, ma non è raro che sbagli la conclusione proprio sul più bello.

L’altra incognita è legata al tiro da tre: l’anno scorso ha tirato con percentuali positive, ma è stato estremamente altalenante da un mese all’altro e sarà importante per lui trovare continuità per essere davvero rispettato e poter sfruttare le finte per scatenarsi in penetrazione. Questo sarà il suo contract year e avrà tutto l’interesse di mostrare le proprie armi migliori: gli avversari sono tutti avvisati.

Connaughton dovrà continuare a fornire i suoi minuti solidi dalla panchina e ha stupito tutti quando è stato chiamato a coprire parte del buco lasciato da The Big Ragu, ma il suo ruolo è chiaramente quello del comprimario affidabile. Vista l’abbondanza di ali versatili nel roster, Brook invece potrebbe vedere il suo minutaggio scendere in base agli accoppiamenti per lasciare un po’ più di spazio ai quintetti piccoli, ma la sua presenza resterà fondamentale per mettere in difficoltà giocatori come Adebayo o per cercare di limitare Embiid.

La (meno) calda estate di Budenholzer

Dopo la bruciante eliminazione per mano di Miami nel 2020, per Budenholzer era arrivata la più classica delle ultime chiamate in questa run di playoff, come confermato da tante indiscrezioni uscite verso la fine della stagione regolare.

Al coach dei Bucks era stata rimproverata la mancanza di alternative e aggiustamenti davanti alle mosse di Spoelstra e tutti i tifosi speravano che sfruttasse la stagione per sperimentare qualche soluzione in più. A inizio anno così è stato: l’ex allenatore di Atlanta ha provato vari quintetti piccoli con Connaughton da lungo tattico nonostante la sua stazza ridotta, ma poi di colpo si è nuovamente rifugiato nelle sue certezze.

Nel corso dei playoff ha però stupito tutti, rinunciando in parte alle sue convinzioni nel momento più critico dell’anno (e creando inizialmente un po’ di giustificata confusione tra i suoi giocatori), ma finendo per avere ragione.

In particolare, il suo merito più grande nel corso delle Finals – dopo essere stato surclassato nelle prime due gare – è stato quello di aver cominciato ad attivare più spesso Giannis in situazioni dinamiche, rendendolo nettamente più pericoloso per la difesa avversaria, a quel punto incapace di contenerlo.

 

Anche lui – come la sua stella – si troverà a poter lavorare con un minimo di tranquillità in più, senza dover dimostrare con la stessa urgenza di non essere un allenatore buono solo per la regular season, ma non dovrà perdere tempo: i Bucks vorranno di certo massimizzare le loro possibilità di vincere qualche titolo finché avranno Antetokounmpo a roster, e si sa che in NBA la riconoscenza ha una durata molto limitata.

Il pronostico

I Bucks dovranno necessariamente fare tutto il possibile per ripetersi e, pur non essendo i favoriti, partiranno di certo da una situazione di talento e tranquillità invidiabile.

A est i Nets sono gli assoluti favoriti e da loro dipenderà il cammino di Milwaukee nella postseason: questi ultimi avranno come principale obiettivo quello di eliminare ogni altra squadra – cercando di evitare Miami – sul proprio cammino, così da sfidare Brooklyn nelle semifinali o finali di conference in base al piazzamento ottenuto in stagione.

Se i Cervi dovessero riuscire a rifare lo sgambetto ai Nets, potrebbero a quel punto giocarsi le Finals alla pari con la maggior parte delle franchigie dell’ovest: da inizio anno dovranno mettere nel mirino i rivali della Eastern Conference, studiandoli a fondo per cercare di portarsi a casa il loro scalpo e di calcare nuovamente il palcoscenico più ambito.

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Francesco Cellerino
Tifoso sfegatatissimo della Virtus Roma e dei Bucks per amore di Brandon Jennings (di cui custodisce gelosamente l'autografo), con la pessima abitudine di simpatizzare le squadre più scarse e rimanerci male per le loro sconfitte. Gli amici si chiedono da anni se sia masochista o se semplicemente porti una sfiga tremenda...